24/08/2014. Valediana al molo dei traghetti turistici di Castellammare è un'autentica attrazione. Signore si affacciano, chiedono, sono incuriosite: "ma ci vuole il brevetto per portarla? (Si, signora la barca è a decollo verticale), ma c'è il bagno? (no signora, portiamo tutti i pannoloni!) È un' esperienza da provare? (si signora, anche le droghe pesanti lo sono)". Colazione con caffè e cornetti presi al bar accanto alla dogana. Cornetti buoni buoni saturi di crema. Molliamo gli ormeggi tra gli "oooohhh" di ovazione degli astanti. Rotta su Palermo per sbarcare Nico e Ketty.
Un paio di ore di navigazione e poi veniamo attratti, in ulissiaca maniera, dalle rocce colorate e dall'isolotto della fatidica cala rossa di Terrasini.
Ahi, quale nefasta decisione.
Ahi, che mala sventura ci colse.
Ahi, quale fato avverso.
Ciro filando l'ancora avverte un cattivo presagio. 30 metri di catena per 12 metri di fondale. Onda lunga. Dopo il bagno è il momento di ripartire. Issiamo il tender. Salpiamo l'ancora. Dopo 10 metri la catena si irrigidisce (siamo incagliati), un'onda lunga traditrice solleva la barca, la sposta letteralmente e, con un rumore secco, sordo e dolorosissimo trancia di netto il musone dell'ancora a dritta. I santi compresi dall'1 gennaio al 24 agosto vengono chiamati a rapporto. Sebastiano è gelido e allucinato. Nico preoccupata. Anche Ketty lo è...Non riesce a ricordare la capitale del Nepal (Katmandu) per le sue parole crociate. Il resto dell'equipaggio (Ciro e Antonio) meditano la sepoltura in mare. 17 centimetri del musone si spezzano a vanno a picco su 12 metri di fondale, ricco di posidonia e rocce. Bisogna recuperarlo. Laschiamo la catena di 10 metri e la leghiamo con una cima alla bitta. Seba prova il recupero in apnea con maschere e pinne. Al terzo tentativo desiste...Non si vede una beata mazza. Risale in barca. Armiamo l'attrezzatura da sub. Apriamo il rubinetto della bombola: È VUOTA!!!!
I santi vengono ora inquadrati in un plotone. Santo Valediano comanda il picchetto e presenta la forza. Non manca nessuno.
Da lontano si scorge un gommone con la bandiera da sub. Antonio e Ciro in tender corrono da lui...dapprima per chiedergli asilo, poi aiuto. È un sub apneista, feng-shui, devoto a Visnu. Nel breve tratto fino alla barca ci ammorba con le sue teorie circa la meditazione e il rilassamento. Poi ci propizia i suoi consigli in merito agli ormeggi con l'ancora. "Ragazzi, la catena va lanciata su un fondale che potete raggiungere in apnea, e comunque su 10 metri di profondità, bastano 10 metri di catena!!!" Al cospetto di cotanta saggezza assentiamo, memori del detto per cui ai pazzi va data sempre la ragione.
Anche lui dopo qualche tentativo desiste...il musone resta in quel di Terrasini. Mettiamo in sicurezza l'ancora e ripartiamo con la morte nel cuore. La vacanza è compromessa. Saltano le Eolie...forse.
Nel tragitto fino a Palermo si medita circa i possibili modi di riparare il danno. Siamo già a Palermo. Ormeggio a La Cala davanti a Santa Maria della Catena (dell'ancora???!!!). Antonio è, come spesso accade, vittima di un'attacco della conosciutissima sindrome di Stendhal. Immediatamente vuole andare a visitare la Chiesa. Tra le molte opere d'arte, rimane affascinato da alcune stufe a gas del tardo novecento. Ci accolgono Sebastiano e Angela. Doccia, spaghetti aglio e olio, e siamo pronti per accompagnare Nicoletta e Ketty al bus per l'aeroporto. Altre due Fissas che se ne vanno. Questo stillicidio...questa emorragia di Fissas è insopportabile. Pur giunta Nichi torna in quel di Cordoba, "donde nunca sabe a sal la piel y la lluvia que a veces te besa", come canta Ismael Serrano. Chi resta fa un rapido giro di Palermo, con aperitivo e pizza dai Beati Paoli. La sera cala sugli affranti tre Fissas superstiti. Ciro e Antonio trovano però la forza per una visita notturna alla cattedrale. Alle due sono sotto coperta pure loro.
Il giorno della bestia si è concluso.
martes, 26 de agosto de 2014
Il giorno della bestia
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