miércoles, 13 de agosto de 2014

Sciarra del fuoco e Panarea

Arriviamo alla sciarra del fuoco intorno alle 23:00. Una lunga lingua di lava scende lungo il versante del vulcano arrestandosi poco prima di cadere in mare. Grossi massi infuocati rotolano con cupo fragore. A farci compagnia un'altra decina di imbarcazioni, la luna piena illumina tutto a giorno. Estasiati e in preda a tanta meraviglia decidiamo di calare la pasta (un chilo di pennette rigate al sugo misto di Fabrizio). Verso mezzanotte sazi di meraviglia e di pasta ripartiamo verso Patatea...ehm...Panarea. Ormeggio un paio di ore più tardi tra barcazze, yacht, catamarani. La musica giunge dall'isola seducente ed allettante.  È un attimo...Tender in acqua, Fabrizio russa alla grande e non risponde alla chiamata. Seba e Ketty...fatti loro... Ciro e Antonio con la scusa di andare a buttare la munnizza, partono alla conquista del Lisca Bianca. Ma la fortuna è avversa e non arride ai due netturbini conquistatori. Il Lisca Bianca è sprangato. Sono ormai le 4 del mattino. Una canzone di Raf preannuncia la chiusura del Raya che subito dopo vomita una legione di quindicenni barcollanti. Metà romani ("scialla Federi"), metà napoletani ("si proprie o fratr ro c***z"). Non c'è niente da fare...Ciro e Antonio pascolano per l'isola e finiscono per visitare il cimitero stranamente aperto nel mezzo della notte...Sono le 5 ormai. Cornetto con nutella e si rientra in barca. L'alba già sorge...

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